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Pubblicato il 27/12/2012 su Scientificando
 

Dalla macchina a vapore passando per il motore a scoppio fino ad arrivare al frigorifero


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Laboratorio di FisicaCon il termine “macchina” si intende un insieme di componenti di cui almeno uno mobile, collegati tra loro e dotati di azionatori, circuiti di comando, …, tutti connessi solidalmente per un'applicazione ben determinata, capace quindi di compiere lavoro con una forza di natura diversa da quella dell'uomo. Nel campo della termodinamica una macchina termica è un dispositivo fisico che converte l'energia termica (calore) in lavoro meccanico. Le macchine termiche sono tipicamente cicliche e sono quindi descritte fisicamente da un ciclo termodinamico. Il nome di una macchina termica di solito prende spunto dal ciclo termodinamico ad essa associato.

Volendo introdurre questa tipologia di macchinari, non si può non iniziare dalla macchina a vapore che fu il primo esempio applicato della fisica termodinamica e che diede il via ad un percorso tecnologico tuttora in continuo sviluppo.

James Watt Ma prima un breve accenno al contesto storico.
La scoperta della macchina a vapore la dobbiamo allo scozzese James Watt, che diede un grandissimo impulso ad un’Inghilterra in pieno sviluppo, dando sicuramente un’enorme spinta propulsiva al processo di rivoluzione industriale allora in atto (tra il 1760-1780 fino al 1830). Gli studi di Watt sono spinti da uno scenario di crisi che stava affliggendo l’isola britannica: le miniere, che erano la principale fonte di guadagno degli imprenditori, stavano quasi diventando inutilizzabili a causa delle continue infiltrazioni di acqua che allagavano le gallerie, facendo crollare le strutture di sostegno e uccidendo i minatori.


Gruppo di minatoriI primi tentativi di arginare questo problema risalgono al 1712, quando Thomas Newcomen aveva inventato la prima forma di macchina a vapore, utile a pompare l’acqua dalle miniere. Ma questa macchina molto spesso si inceppava, e soprattutto era lenta e molto costosa da mantenere, quasi al punto tale che il costo del carbone necessario ad alimentarla superava i ricavi della miniera. Quindi il settore minerario inglese si trova in una situazione di stallo, ed è necessaria una nuova macchina in grado di reggere i frenetici ritmi dell’economia inglese.

John Smeaton era uno dei più illustri ingegneri dell’epoca, e decide di lanciare sul mercato una nuova macchina in grado di rispondere a queste esigenze. Contemporaneamente anche James Watt inizia a dedicarsi allo stesso problema; comincia così una lunga fase di antagonismo fra i due. Smeaton tenta in ogni modo di ostacolare il suo avversario, ricorrendo a volte anche alla manomissione delle sue macchine. Watt sembra ormai sconfitto, ma non abbandona il suo sogno, ed escogita un allora originale stratagemma: per dimostrare agli industriali inglesi, sempre più in cerca di energia per alimentare le miniere e le industrie, la validità della sua macchina, decide non di venderla bensì di affittarla, permettendo loro di sperimentare direttamente i vantaggi che essa comporta. L’efficienza e i bassi costi di manutenzione conquistano gli imprenditori dapprima della Cornovaglia e successivamente anche di Londra.

Volano regolatoreMa il giovane inventore non si ferma solo a questo: comprende che la sua macchina ha un enorme potenziale ancora tutto da sfruttare, ed ecco che arriva un’altra geniale invenzione: il volano regolatore. Ormai la sua macchina ha riscontrato successo anche nel settore tessile, dove però è necessaria una modifica sostanziale: il moto rettilineo alternato, perfetto per azionare meccanismi di pompaggio nelle miniere, non è però adatto ai telai, che hanno bisogno invece di un movimento circolare continuo. Se colleghiamo infatti al pistone oscillante una ruota dentata e la facciamo scorrere lungo un’altra ruota dentata, ecco che otteniamo moto circolare dal moto rettilineo. Semplice ma geniale!

Con questa ultima modifica, ormai le macchine a vapore di Watt spopolano in tutta l’Inghilterra in ogni settore: grazie a questa invenzione l’Inghilterra si risolleva dalla crisi che la stava affliggendo e si avvia verso la rivoluzione industriale. Treni, motori a scoppio e molte delle macchine che a noi sembrano ovvie e scontante, sono tutte frutto di queste invenzioni.

Ma vediamo un po’ più nello specifico come questa macchina a vapore era composta e successivamente presentiamo le altre macchine termiche oggetto di questa elencazione descrittiva.

La macchina a vapore

Come abbiamo già detto, questa macchina nasce per aspirare le acque di infiltrazione nelle miniere di carbone inglesi, ma ben presto viene compreso il suo potenziale e utilizzata in moltissimi altri settori. La capacità di produrre moto circolare (o rettilineo a seconda delle circostanze), risultava fondamentale per l’innovazione di una serie di campi. Dall’industria tessile alle locomotive ferroviarie, fino ad attraversare svariati settori, molti furono i campi che risentirono positivamente di questa innovazione.

Animazione della macchina a vaporeIl cuore della macchina è la caldaia dove il fluido (l’acqua nel nostro caso) viene scaldato e portato ad ebollizione e il vapore è fatto defluire in un cilindro: qui è dove la pressione si trasforma in lavoro meccanico. Il vapore, infatti, spinge un pistone che trasmette il moto all’esterno della macchina: se il moto necessario è rettilineo, allora viene propagato ad una serie di manovelle, altrimenti una biella trasforma il moto alternato in circolare. Il gas, dopo aver spostato il pistone, viene fatto uscire dal cilindro attraverso l’apertura di una valvola e ritrasformato in fluido facendolo passare in un condensatore. Infine, grazie ad una pompa, il fluido ricondensato viene reimmerso nella caldaia, completando il ciclo. Il rendimento di una di queste macchine è molto basso, all’incirca del 15%.

Da un punto di vista termodinamico, il ciclo realizzato generalmente delle macchine a vapore va sotto il nome di ciclo di Rankine; due isobare, un’adiabatica e un’isocora:

Il ciclo Rankine
  • AB: trasformazione del liquido in vapore
  • BC: espansione del gas nel cilindro e spostamento del pistone che produce lavoro utile
  • CD: ricondensazione del vapore in acqua (passaggio nel condensatore)
  • DA: incremento di pressione causato dalla pompa che permette al fluido di ritornare nella caldaia
Ovviamente, questa è la descrizione di un processo ideale: nella realtà la geometria del diagramma risulterebbe leggermente diversa, a causa di numerosi fattori, come le perdite di lavoro utile a causa di un’incompleta espansione del gas nel cilindro, attrito fra le parti meccaniche o il non perfetto isolamento dei processi adiabatici.

Il motore a scoppio

Nikolaus Otto La macchina a vapore, nonostante sia stata così rivoluzionante, è ben presto caduta nell’oblio, a causa di un’incessante richiesta di energia sempre maggiore, che questa macchina non poteva però soddisfare. Ecco allora che iniziano a svilupparsi nuove macchine, sempre più potenti ed efficienti, finché nel 1886 il tedesco Nikolaus Otto brevettò l’attuale motore a scoppio. La portata di questa invenzione è tale che questi motori vengono tutt’oggi ancora utilizzati, anche se con alcune migliorie.

Il motore a scoppio è così chiamato perché il suo cuore è rappresentato dalla camera a combustione, dove assistiamo ad un vero e proprio scoppio. Di motori a scoppio ne esistono sia a due che a quattro tempi (o fasi), ma in ogni caso il concetto è lo stesso: il carburante viene utilizzato per innescare una piccola esplosione che poi spinge un pistone in basso producendo lavoro utile.

Il motore a due tempi

Animazione di un motore a due tempiNel motore a due tempi, nella prima fase (ascendente) viene aspirata la miscela e contemporaneamente il pistone ne comprime un’altra parte. Nella seconda fase, con l’ausilio di una candela, la miscela compressa viene innescata e lo scoppio fa scendere il pistone in basso. In questo modo, il pistone apre il foro d’uscita e chiude quello d’entrata, facendo sì che la miscela che era entrata nella prima fase fluisca nella camera di compressione attraverso la luce d’aspirazione.

Il motore a quattro tempi

Animazione di un motore a quattro tempiIl motore a quattro tempi è il motore brevettato da Otto, da cui prese anche il nome il ciclo termodinamico che questo tipo di motore segue, il ciclo Otto. Le fasi in cui si articola sono, ovviamente, quattro:
1. Aspirazione: una miscela di aria e benzina viene aspirata attraverso la valvola di aspirazione aperta.
2. Compressione: il pistone, risalendo, comprime la miscela aria-benzina. Le valvole in questa fase sono entrambe chiuse.
3. Scoppio: la candela innesca lo scoppio della miscela compressa che fa sì che il pistone ridiscenda. Anche in questa fase le valvole sono entrambe chiuse.
4. Scarico: i residui della combustione vengono espulsi attraverso la valvola di scarico quando il pistone risale.

Animazione di un albero a gomitiIl motore a quattro tempi è uno dei motori più diffusi oggi e trova la sua emblematica applicazione nelle automobili. Il motore di un’automobile moderna è molto complesso, ma il cuore è sempre il pistone che muovendosi alternatamente trasforma il moto rettilineo in circolare, tramite l’ausilio di un albero a gomiti. Questo albero motore è così chiamato proprio per queste deformazioni che permettono ai vari pistoni di produrre un unico moto circolare continuo a partire da diversi moti rettilinei alternati leggermente sfasati fra loro. Ciò significa che i pistoni si muovono in tempi diversi e l’albero a gomiti concentra tutti questi moti in un unico moto circolare che viene poi trasmesso ad altri organi fondamentali dell’automobile.

Ma rimane ancora da rispondere alla domanda: chi apre e chiude le valvole al momento giusto?

Animazione di un albero a cammeQuesta funzione, vitale per il corretto funzionamento del motore, viene delegata ad un altro albero, detto albero a camme: un asse sul quale sono presenti dei dischetti più o meno eccentrici che, ruotando, aprono e chiudono le valvole al momento più opportuno. Il tempo che intercorre fra un’apertura e una chiusura viene stabilito sfasando di più o di meno le varie camme dell’albero.


Per capire come tutti questi componenti interagiscono fra loro, può essere utile un’immagine d’insieme di tutte le parti fondamentali del motore a scoppio.

Particolare di un motore a quattro tempi Animazione di una sezione di un motore a quattro tempi Nella figura a sinistra, gli assi in alto sono gli alberi a camme, i corpi centrali sono i pistoni, mentre l’asse in basso è l’albero a gomiti. Nella figura di destra troviamo invece la sezione completa di un motore, dalle camme all’albero a gomiti.

Vediamo adesso invece di analizzare il ciclo Otto da un punto di vista termodinamico.

Il ciclo OttoIl ciclo è composto da due adiabatiche (in blu) e due isocore (in rosso). La prima fase (in verde) corrisponde all’aspirazione della miscela aria-benzina. La successiva adiabatica AB, corrisponde invece alla fase di compressione che culmina con l’accensione della candela che causa un repentino aumento della pressione (trasformazione isocora BC). Il gas si espande diabaticamente nella trasformazione CD, e nelle ultime due DA e AO, vengono espulsi i gas combusti.

Il motore Diesel

Rudolf Diesel Nel 1892 l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel brevetta un nuovo modello di motore a scoppio, chiamato motore Diesel, proprio in nome del suo inventore. Questo nuovo motore è alimentato a gasolio, combustibile di qualità inferiore rispetto alla normale benzina (e quindi meno costoso), manca della fase di accensione elettrica e il combustibile non scoppia ma brucia lentamente. Tutte queste differenze contribuiscono ad aumentare il rendimento del motore diesel.

Animazione di un motore dieselNel motore diesel a quattro tempi, la differenza principale con il corrispondente a benzina sta nel metodo di combustione: nel diesel, infatti, nella prima fase viene aspirata solo aria, che viene poi compressa fino a raggiungere temperature fra i 700°C e i 900°C. Poco prima che il pistone raggiunga il punto morto superiore, viene iniettato il gasolio, che, esposto a queste temperature, brucia, spingendo il pistone in basso a causa dell’espansione della miscela. Infine i gas combusti vengono espulsi attraverso altre valvole di scarico.

La chiave di un rendimento maggiore sta nel fatto che il fluido compresso è composto da sola aria, molto più facile da comprimere rispetto alla miscela aria-benzina: il rendimento di questi motori è infatti inversamente proporzionale al rapporto volumetrico di compressione. Più il rapporto è basso (cioè più la miscela viene compressa) e più il rendimento è alto. All’incirca, per un motore a benzina il rendimento si aggira intorno al 37%, mentre per un diesel 44%; ovviamente questi sono solo valori teorici: in realtà, le percentuali scendono al 25% per un diesel e al 15% per un benzina.

Il ciclo DieselDa un punto di vista termodinamico, il ciclo Diesel è composto da due adiabatiche, un’isobara e un’isocora. La trasformazione OA, rappresenta l’aspirazione dell’aria a pressione ambientale, che verrà poi compressa nella successiva adiabatica AB. La trasformazione isobara BC identifica, invece, la fase di combustione del gasolio, nella quale il sistema assorbe calore, che verrà ceduto nella fase di espulsione dei gas combusti (DAO), dopo che la combustione ha causato un’espansione adiabatica della miscela (CD).

Il motore Wankel

Andando avanti nel tempo, sono state introdotte sempre più innovazioni in questo campo, e nel 1957 Felix Wankel brevetta il primo modello di motore rotativo, un motore, cioè, non basato sulla trasformazione di moto rettilineo alternato in circolare, ma bensì sulla produzione diretta di moto circolare.

Animazione di un particolare di un motore rotativo WankelIl cuore del motore è il rotore di forma triangolare (questo particolare triangolo “arrotondato” viene chiamato triangolo di Reuleaux, in onore del suo scopritore tedesco). Il rotore crea tre camere differenti perfettamente isolate che permettono lo svolgimento contemporaneo di tre cicli Otto: aspirazione, compressione, scoppio e scarico sono fasi caratteristiche di ogni singola camera, non dell’intero motore. Il movimento del rotore viene quindi trasmesso direttamente all’albero motore attraverso una ruota dentata.

Il principale vantaggio derivante dall’utilizzo di questo motore è rappresentato sia dal basso numero di parti in movimento, sia dal peso relativamente ridotto e poche emissioni inquinanti, uniti alla semplicità progettuale e il maggior rendimento rispetto ai corrispondenti motori a pistoni. D’altro canto, però, presenta alcuni svantaggi, primi tra tutti la poca longevità, gli elevati costi di produzione e l’elevato consumo di carburante; inoltre la costruzione delle singole parti (soprattutto lo statore e il rotore) è molto complessa, poiché devono essere sottoposte a numerosi trattamenti per ridurre al minimo l’attrito e l’usura.

Proprio a causa di questi svantaggi, il motore Wankel non ha riscosso molto successo in campo automobilistico (solo la Mazda ha intrapreso la coraggiosa decisione di investire sullo sviluppo di automobili con questo motore, interrotta però nel giugno 2012), ma gli ingegneri aeronautici non si sono lasciati sfuggire questa occasione: un motore così leggero, piccolo, semplice ed affidabile era perfetto per aerei medio/piccoli da diporto.



Fini a qui abbiamo parlato di macchine termiche che trasformano il calore proveniente da un processo di combustione (o da un aumento di pressione) in lavoro meccanico. Ma se vogliamo invece diminuire o aumentare la temperatura presente in un ambiente chiuso? Le macchine frigorifere fanno proprio questo!

La macchina frigorifera

Willis Carrier Intorno al 1911 Willis Carrier sfruttò i passaggi di stato di un gas per ottenere una variazione sia positiva (caldo) sia negativa (freddo) dell'ambiente circostante. Tuttavia lo scopo per cui venne implementato ed utilizzato tale sistema non era inizialmente quello di ottenere il freddo, ma di deumidificare l'aria. Carrier lavorava come ingegnere in una compagnia che forniva impianti industriali. Il metodo dell'evaporazione di un liquido a bassa temperatura di evaporazione era già conosciuto in precedenza, ma con perdita della sostanza refrigerante (ammoniaca) e quindi non utilizzabile per usi continui. Carrier ideò il sistema per recuperare il refrigerante in un circuito chiuso ed in pratica gettò le basi per la prima macchina frigorifera.

Il ciclo di una macchina frigoriferaUna macchina frigorifera è un tipo di macchina termica che trasforma energia generalmente meccanica in energia termica, al fine di ottenere e mantenere in un sistema chiuso una temperatura minore o maggiore della temperatura dell'ambiente. L'energia meccanica può essere ottenuta a sua volta a partire da energia elettrica. Le macchine termiche più comuni sono Il condizionatore e il frigorifero.

In queste macchine il trasferimento di calore avviene tramite un fluido refrigerante, che viene sottoposto (in fasi differenti del ciclo termico) a variazioni di pressione, temperatura e cambiamenti di fase (liquida o gassosa). Il tipo più comune di macchina frigorifera è quella a compressione che è composta, nella sua forma più semplice, dalle seguenti parti:
1. Condensatore: il condensatore consiste in uno scambiatore di calore, nel quale il calore assorbito viene dissipato. Nel condensatore si assiste al cambiamento di fase del refrigerante, che passa dallo stato gassoso allo stato liquido.
2. Espansore: la pressione del liquido, e conseguentemente la sua temperatura, viene abbassata drasticamente in prossimità dell'espansore, che può essere costituito da una turbina od una valvola di espansione (o, meglio, valvola di laminazione).
3. Evaporatore: il refrigerante, in condizioni di bassa pressione e temperatura, attraversa l'evaporatore, che è anch'esso (come il condensatore) uno scambiatore di calore che assorbe il calore dall'ambiente. Il refrigerante liquido, attraversando l'evaporatore, assorbe calore dall'esterno e si trasforma in gas.
4. Compressore: è l'elemento che somministra energia al sistema. Nel compressore il fluido refrigerante, sotto forma di gas, aumenta la propria pressione
Nel condensatore e nell'evaporatore il calore viene scambiato sotto forma di calore latente.

Vediamo ora nei particolari quale è il funzionamento di una macchina frigorifera.
Animazione del ciclo di una macchina frigoriferaAll'interno di un frigorifero, circola un refrigerante allo stato liquido o gassoso.
3. Passando dallo stato liquido allo stato gassoso, il refrigerante evapora e raffredda l'ambiente circostante.
5. Il refrigerante, ora liquido, viene pompato dalla zona ad alta pressione a quella a bassa pressione (l’evaporatore) attraverso il capillare o la valvola di espansione: il refrigerante passando attraverso il capillare (valvola) subisce una riduzione di pressione.
1. Per riportare il refrigerante allo stato liquido, il gas deve essere compresso a pressione e temperatura elevata. Per questa ragione viene utilizzato il compressore.
2. Il gas si trova ora ad alta pressione ed alta temperatura e deve essere raffreddato.
5. Il refrigerante, allo stato liquido, torna all'evaporatore, dove il processo ricomincia.
Il fluido refrigerante che viene adottato nelle macchine frigorifere deve avere caratteristiche fisico-chimiche particolari, in particolar modo deve essere in grado di condensare ed evaporare ciclicamente, questo per conciliare la temperatura del corpo freddo con quella della sorgente calda. Tra i primi fluidi di ciclo vi è stata l'ammoniaca, che ha il vantaggio di avere un calore latente particolarmente alto, ma è corrosiva e tossica; dal 1931 per molti anni sono stati utilizzati alcuni alogenuri alchilici, detti commercialmente Freon, recentemente (1990) proibiti dal protocollo di Montreal. Oggi si cerca di usare fluidi meno inquinanti tipo HFC e HFE.

E per finire, analizziamo brevemente il ciclo frigorifero da un punto di vista termodinamico:

Il ciclo frigorifero
  • AB: Compressione adiabatica del gas refrigerante
  • BC: Il gas condensa cedendo calore. È in questa fase che il sistema perde calore diminuendo la temperatura
  • CD: Espansione adiabatica: il fluido passa attraverso la valvola di laminazione che ne riduce la pressione
  • DA: Il fluido assorbe calore dall’ambiente da refrigerare ed evapor




Crediti:
  • L'insostituibile Wikipedia abbondantemente linkata (per eventuali approfondimenti) nel corso della presentazione e da cui sono state prese alcune immagini ed animazioni
  • I ragazzi ed i docenti dell'Istituto Comprensivo "C. Bassi" Castel Bolognese (Ra) Scuola Media Statale "G. Ungaretti" Solarolo che hanno realizzato un vero e proprio progetto didattico sulla macchina a vapore. In questo contesto hanno realizzato anche delle animazioni che ho riutilizzato nella mia presentazione.
  • Quelli della Danfoss Italia nella sezione "Training & Education" danno una spiegazione del funzionamento di un frigorifero e per farlo si avvalgono anche di alcune animazioni da me riprese.


Fine della presentazione




Ecco come è andata

Riavvolgiamo il nastro. Metà Ottobre, assemblea per l’elezione dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe. Si parla di partecipazione, di attenzione, dell’orario scolastico, di educazione… (troppo presto per parlare di profitto); insomma si generalizza sui ragazzi e la scuola in attesa di votare per i rappresentanti dei genitori.

Qualche genitore manifesta alcune problematiche ed il mio vecchio se ne esce con: “si, ma il laboratorio? Vogliamo almeno farglielo vedere a sti ragazzi? ”. Caso vuole che la coordinatrice di classe tenuta a presiedere la riunione sia la prof. di Fisica (e Matematica). E via che attacca con l’elencazione di tutti i problemi che non permettono l’uso del laboratorio. Ometto volentieri la lista perché sono sicuro sia identica a quella che ogni genitore di studente/i ormai conosce più o meno a memoria. Il bello è che la prof. non ha alcuna responsabilità di questo disservizio (disservizio a voler essere buoni), ma neanche la dirigenza scolastica (a sentir loro). E allora di chi è la responsabilità? Il governo, i tagli… e le solite trite e ritrite giustificazioni (per carità, tutto verissimo).

Ma mio padre è uno che abbozza, abbozza e poi… poi scoppia (dopo 4 anni). Educatamente (dice lui e io lo spero) fa notare che comprende le varie difficoltà ecc. ecc. e un altro ecc., ma: “ok, ma sono anni che si va avanti così! Possibile che non si possa trovare una soluzione anche solo provvisoria? Possibile che ci si arrenda di fronte ad un problema così importante? Se aspettiamo sempre la manna dal cielo rischiamo di morire di fame! ”. Eccolo lì! Comincia sempre così. Parte con domande su domande e poi sbam, all’improvviso tira fuori la risposta che tu non gli hai dato. Fa tutto da solo. “Ce l’avete un PC ed un proiettore? Internet! C’è di tutto, animazioni, video… C’è sempre qualcuno che ha condiviso la lezione, l’esperimento fatto in laboratorio… Basta solo cercare! Non sarà la stessa cosa che fare lezione in un laboratorio reale, ma, meglio di niente”. La prof. ammette di non avere molta dimestichezza con la tecnologia e quindi… siamo di nuovo a bomba. Ma il vecchio non si arrende “sono sicuro che se chiede ai ragazzi di trovare su un determinato argomento il materiale necessario per fare una lezione, loro non vi deluderanno anzi, magari la lezione la fanno loro. Soprattutto sulla tecnologia noi adulti possiamo imparare molto da loro”. La prof. annuisce e risponde: ”vedremo”.

Dopo qualche settimana capitata l’occasione e la prof: ”Marco, dobbiamo iniziare a parlare delle macchine termiche. Sarebbe stato perfetto poter avere un motore a scoppio o un frigorifero da smontare ed analizzare ma… Vediamo cosa riesci a trovarmi e poi la lezione la fai tu. Tranquillo, mi basta una semplice presentazione, poi l’approfondimento sui concetti termodinamici li riprendo io in un'altra lezione”. Ecco come è andata.


Qualche considerazione

Il vecchio è un rompi, ma gli capita qualche volta di avere ragione (non diteglielo) o almeno, non si arrende facilmente (dopo magari manda avanti me, ma va beh!). La prof. invece secondo me è da ammirare almeno per l'onestà: non tutti hanno l’umiltà di ammettere delle difficoltà (ancora più raramente tra i docenti).

Ce ne sono di cose che non vanno nella scuola, ma la cosa che più sconsola è l’assoluto immobilismo di chi potrebbe (per background e conoscenze tecniche) ed invece non fa nulla. La collaborazione reciproca tra studenti e docenti potrebbe essere proficua ma bisogna avere il coraggio di mettere da parte l’orgoglio.

Poi, che il risultato della lezione sia stato ben poca cosa, questo è solo colpa mia. Ma fa niente, intanto in minimissima parte abbiamo dimostrato che in qualche modo i problemi possono essere affrontati (soprattutto se si collabora) e a chi (la prossima volta) vi dice che il laboratorio non è disponibile o altro, voi mandatelo su Internet a cercar cose, o andateci voi. L’unico accorgimento è scegliere meglio lo studente a cui affidare ricerca e/o eventuale lezione, certo non un Marco, visto il risultato non proprio eccellente di questa presentazione.

In generale, riguardo la mia esperienza scolastica in rapporto all’apprendimento della Fisica, ne avevo parlato con Annarita circa due anni fa e purtroppo, ad oggi, le cose non sono cambiate; continuo a pensare che si potrebbe fare molto di più sia noi studenti che l’intero apparato scolastico.




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Data di pubblicazione: 15/10/2009    Ultimo aggiornamento: 01/12/2013
 
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