Briciole ... tra i numeri

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Pubblicato il 07/07/2014 su Scientificando
 

Maturo al 100% (nah!!!)

 

 

E che ci posso fare io, così viene definito l’esame che si sostiene all’ultimo anno delle superiori:
Esame di Maturità”.

Ora, ad essere sincero, nonostante il 100 assegnato, io di maturo non sento di avere molto. E per fortuna, visto che di solito le “cose” mature tendono a staccarsi e cadere :)

 

Chissà chi ha avuto per primo la brillante idea di inserire il termine “maturità” nella definizione dell’esame.

Ma dico io, già è complicato “misurare” il grado di preparazione rispetto alle materie e ai diversi argomenti studiati; cosa vuoi sperare di misurare la maturità di ragazzi appena diciottenni? E poi, è più maturo uno che conosce bene (abbastanza) Pirandello o uno che sa risolvere un quesito di Matematica o di Fisica?
E quale è il vero significato, o meglio,  in cosa consiste l’essere maturi?
La vedo dura rispondere senza andarsi ad infognare in filosofiche e psicotico-sociali definizioni.

Ecco, io cestinerei completamente il termine maturità e mi focalizzerei sulla formazione curricolare, perché non è niente di più quello che la Scuola ti dà: dati, informazioni, nozioni… e se sei fortunato, se incontri i docenti giusti, forse…, forse impari a padroneggiare metodi di apprendimento e sistemi di ragionamento; forse impari a discernere e a decidere, forse puoi essere tra i pochi fortunati a cui la Scuola ha dato i necessari “arnesi” per proseguire nel percorso formativo o per entrare direttamente in modo attivo nella Società e nel mondo del lavoro.

Dite che la mia è una visione pessimistica del “mondo Scuola”?
Probabile. Ma anche sinceramente onesta, maturata dalla mia esperienza personale.
Un distinguo però si rende necessario: il mio pessimismo si rivolge soprattutto alla Scuola Superiore ed in particolare ad un Liceo Scientifico che non mi ha dato quello che mi aspettavo e che ha reso i miei ultimi 5 anni (soprattutto gli ultimi 2) routine noiosa se non a volte addirittura insopportabile.

Ho integrato; ho dovuto integrare se volevo davvero che di Scienza qualcosa mi rimanesse. E per questo devo ringraziare i diversi blogger scientifici che in questi anni ho seguito e ai quali mi rivolgevo ogni qual volta a Scuola un determinato argomento veniva appena accennato in modo freddo e senza possibilità di approfondimento. Da loro ho imparato soprattutto che La Scienza va saputa comunicare/divulgare se si vuole catturare l’interesse nella speranza di un successivo approfondimento.
Bene, a qualche prof, non farebbe certo male scoprire che la Scienza non è solo quella del libro di testo; non farebbe male comprendere che in fondo la Scienza ha come suo primo focolaio la fantasia e l’immaginazione; non farebbe male seguire alcuni di questi blogger che in fondo non fanno altro che trasmettere la loro passione per la Scienza.
Ed è proprio la trasmissione e condivisione di passione il passepartout della vera Conoscenza.

 

E pensare che quando avevo deciso di fare lo Scientifico ero talmente entusiasta che mi sono buttato sullo Sperimentale con la consapevolezza di fare più ore in particolare di materie scientifiche e con l’illusione di carpire tutti i segreti della Scienza. Ero un sognante 14enne che si apprestava a vivere un’avventura fantastica nel modo della Scienza; non è stato così.
Ho capito già dopo qualche mese che nessuno avrebbe saziato la mia curiosità, che nessuno si sarebbe seduto al mio fianco raccontandomi le straordinarie avventure delle menti più brillanti, che nessuno mi avrebbe insegnato a picchettare per scalare con le mie gambe il “monte Conoscenza” e che quel monte era ormai da anni solo un intreccio sconquassato di corde usate per legare e tirar su di forza gli studenti, corde che tracciavano percorsi stabiliti che bisognava seguire indipendentemente dai reali interessi e bisogni dei ragazzi.

Ci hanno seminato dentro facendoci ingurgitare le sementi prestabilite omettendo l’acqua necessaria; ci hanno “regalato” pesci di ogni specie di cui conoscevamo solo la forma invece di insegnarci a pescare tra le nostre idee.

 

E non parlatemi di “problemi” della Scuola.
La scuola non sono le quattro mura e la burocrazia organizzativa o i sostegni economici, la Scuola sono i dirigenti, i docenti e gli studenti. Possiamo fare tutte le riforme che vogliamo, ma se non ci sono buoni dirigenti e docenti di conseguenza non ci saranno buoni studenti e la Scuola avrà fallito nel suo compito.

Chi sono allora i buoni docenti?
Sicuramente non quelli sottopagati che arrivano in classe pensando alle bollette da pagare.
Sicuramente non quelli che non si aggiornano e che non fanno a loro volta su se stessi continua formazione.
Sicuramente non quelli che considerano il mestiere di insegnare un mestiere come un altro invece che una vera e propria missione.

E aggiungo due caratteristiche che potrebbero sembrare “bizzarre” ma che invece, secondo la mia esperienza personale, contribuiscono a far la differenza:
gli insegnanti dovrebbero essere anche genitori e a quelli che superano una certa età (40 circa) o comunque un certo numero di anni di insegnamento (15 circa), dovrebbero fare una sorta di test per misurare il loro grado di “desiderio di insegnare”.

I docenti sono persone con i loro pregi e difetti, ma l’educazione e formazione delle nuove generazioni comporta una responsabilità tale da far si che si renda necessario un più attento selezionamento e controllo della classe insegnanti.

 

Tutta colpa degli insegnanti allora? No! Assolutamente no! Loro sono vittime di un sistema che certo non li aiuta, ma neanche deve essere preso a scusante per non provare a mettercela tutta. Ed è tutto lì il problema: mettercela tutta per dare il massimo ai ragazzi. C’è chi lo fa e chi invece vivacchia sulle spalle del sistema fregandosene.
Niente di nuovo all’orizzonte di questa italiucola che vivacchia nella stragrande maggioranza dei casi: peccato però che nel caso della Scuola i danni che si fanno sono enormi, per il presente, ma soprattutto per il futuro che si troverà ad essere “gestito” da ex studenti di ex insegnanti che non ce l’hanno messa tutta. E gli ex studenti porteranno le loro carenze nella nuova società che non potrà mai essere migliore della precedente e che si attorciglierà su se stessa peggiorando sempre di più.

Se il futuro siamo noi (noi studenti), beh, allora voi (voi insegnanti) avete il dovere morale e civile di dare il massimo quando cercate di “formarci”.

 

Ma anche noi studenti ci mettiamo del nostro, anche noi siamo responsabili del decadimento della società futura; anche noi dobbiamo (dovremmo) sforzarci di comprendere che dalla nostra “buona” formazione dipenderà il nostro futuro e quello di chi avrà la fortuna/sfortuna di starci accanto.
Certo, ma la nostra responsabilità è sicuramente “attenuata” dalla nostra immaturità fisiologica.

Ecco allora che il volerci “dichiarare maturi” semplicemente passando un esame, a me sembra un modo per giocare a scarica barile, un modo per affermare: “se le cose nella Scuola non vanno, la responsabilità è di tutti, dei docenti, dei dirigenti, dei burocrati, dei ministri e… degli studenti”.

Nah, io mi sento responsabile (e l’età me ne dà le attenuanti) solo per me stesso, e non c’è 100 che tenga, non c’è 100 che certifichi la mia maturità, e di conseguenza la mia responsabilità nei confronti del disfacimento generale della Scuola Superiore ed in particolare del mio Liceo Scientifico.

Dico di più:
a te caro Liceo Scientifico attribuisco la responsabilità delle scelte future riguardanti il mio percorso formativo. Non solo non hai soddisfatto i miei originari “sogni d’avventure scientifiche”, mi hai addirittura (se possibile) allontanato da un mondo che a 14 anni credevo su misura per me: tra le mie passioni, mi hai “spinto” a scegliere l’Informatica anziché la Matematica o la Fisica. La scelta è la mia e non mi pento d’averla fatta, ma nessuno mi toglie dalla testa il fatto che questi 5 anni trascorsi con te mi abbiano condizionato “negativamente” circa la possibilità di scegliere un percorso universitario “più scientifico”.
E ne avrei di episodi da ricordarti (caro Liceo Scientifico) a sostegno di questo mio convincimento, ma non voglio infierire, soprattutto, voglio dimenticare.

E allora, alla fine, ti saluto e ringrazio (caro Liceo scientifico) perché comunque ci sei stato, hai fatto presenza (di più forse non potevi fare). Io svolto cercando di non seguire le tue “orme”, ricomincio riprogrammando le mie priorità, sperando che in fondo in fondo un po’ di amore per la Scienza in me rimanga (non certo per merito tuo, caro Liceo Scientifico)

Considero il 100 le tue scuse (caro Liceo Scientifico) per esser stato un “Liceo piccolo piccolo” che di scientifico ha avuto il nome e poco più.

 

 

Il mio vero e sincero GRAZIE a quei pochi prof. che in cuor loro sanno d’averlo meritato, pochi eroi coraggiosi e passionali che la formazione scientifica ce l’hanno nel sangue e l’hanno dimostrato tutti i giorni combattendo contro i mulini a vento e a volte… anche contro la mia testardaggine e presunzione.

E un GRAZIE anche ai miei compagni di viaggio che hanno condiviso con me questi 5 anni di gioie e “dolori” e che hanno qualche volta sopportato ed altre volte supportato il mio spirito da orso timidamente ribelle.

 

Da Settembre comincia una nuova vita (speriamo formativamente migliore :) )
Devo ammettere che mi sento un attimino “svuotato”: la fine della Scuola Superiore mi ha improvvisamente tolto il traguardo all’orizzonte e la cosa mi disorienta.
Ma il mio “vecchio” dice che è così che funziona la vita:
una successione di traguardi che una volta superati scompaiono per lasciare il posto a quelli nuovi. L’importante è averne di nuovi, che altrimenti son dolori”.

 

Marco Cameriero


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Data di pubblicazione: 15/10/2009    Ultimo aggiornamento: 01/12/2013
 
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