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I regimi totalitari

La nascita e l’evoluzione dei  regimi totalitari sono il tratto caratterizzante degli anni tra le due guerre.

L’Italia fascista, la Germania nazista e la Russia staliniana, fondano la loro sopravvivenza su un rigido sistema capace di garantire repressione e consenso .

In comune hanno anche il culto della personalità che identifica nel capo il dominatore assoluto.

Un esasperato richiamo nazionalista e un’idea delle relazioni internazionali fondata sulla forza. L’insieme delle modalità di acquisizione del consenso adottate dai totalitarismi sono ben rappresentate dal concetto di liturgia politica .

Carattere principale dei regimi che sono stati definiti totalitari, pur nelle profonde differenze che li distinguono, è la pretesa di dominare in modo "totale" la società.

Il regime fascista in Italia, il regime nazista in Germania e il regime, di opposta matrice ideologica e sociale, sovietico in URSS, possiedono alcuni tratti comuni che li allontanano dai regimi autoritari di tipo tradizionale e ne fanno moderne forme di potere assoluto tipiche della "società di massa". Elementi primari di novità sono proprio l'istituzionalizzazione della violenza e della repressione di ogni forma di dissenso, da un lato, e l'organizzazione del consenso, dall'altro.

Un potente e diffuso apparato poliziesco, costituito, oltre che dalle polizie ufficiali, da polizie segrete e milizie di partito, e nuovi sistemi di repressione dell'opposizione politica, quali tribunali e legislazioni speciali e campi di concentramento , assicurano ai regimi totalitari l'emarginazione e il soffocamento di ogni voce contraria e insieme attuano una forma di controllo della società basata sull' intimidazione e sulla coartazione delle coscienze .

Parallelamente, i regimi totalitari sviluppano un'opera di mobilitazione delle masse in funzione dei propri obiettivi politici, attraverso le più moderne tecniche del consenso. L'uso intensivo dei mezzi di comunicazione di massa (radio, cinema, stampa), lo sfruttamento di canali privilegiati della comunicazione sociale, come la scuola e la produzione culturale , l'inquadramento della società in organizzazioni di massa legate al partito, l'utilizzazione di forme collettive di riconoscimento, come divise , distintivi , cerimonie e adunate , permettono ai regimi totalitari di guadagnare un tipo di consenso, che, seppure assai diverso da quello dei regimi in cui vigono le libertà democratiche, fa registrare punte elevate di identificazione con il proprio progetto politico.

Alla cattura del consenso contribuiscono anche la diffusione di miti e di parole d'ordine che fanno presa sugli istinti irrazionali e utopistici delle masse, soprattutto dei giovani.

I regimi totalitari si caratterizzano per la netta predominanza di un capo, nella cui figura finisce per identificarsi, seppure in misura diversa nei differenti regimi, lo Stato stesso. Stalin , Hitler e Mussolini , acquistano progressivamente il ruolo di capi assoluti, di supreme autorità in tutti i campi, e di depositari e garanti della corretta applicazione della dottrina politica che anima i rispettivi regimi. Si diffonde l'idea della loro insostituibilità , infallibilità e onniscienza . Cresce parallelamente il culto e la venerazione delle proprie persone, attraverso un'operazione volta alla sacralizzazione delle figure dei tre dittatori, sino all'assunzione di elementi mistici . Accanto alla diffusione e alla reiterazione delle loro immagini e rappresentazioni, con la complicità delle arti figurative , del cinema e della fotografia , appositamente piegati a celebrare il loro culto, si provvede a dare vita a imponenti e coreografiche manifestazioni, nelle quali si realizza la comunione tra il capo e le masse accorse ad ascoltare la sua parola.

Se Stalin si presenta quale padre e guida infallibile del suo popolo e diviene la personificazione stessa della rivoluzione e del comunismo, Mussolini si proclama " duce " degli italiani e interprete delle più vere esigenze della nazione.

Hitler, denominato il " führer ",  rappresenta agli occhi dei suoi seguaci il “ Messia ” portatore della nuova salvezza per la Germania e si trasforma in un simbolo vivente, privo, come tale, di una propria vita privata, in quanto esistente unicamente in una dimensione di fruizione pubblica e assoluta.

Le conseguenze destabilizzanti dell'affermazione del regime nazista nel cuore dell'Europa non tardano a farsi sentire e aumentano in seguito all'alleanza con il regime fascista italiano. Entrambi i regimi, a partire dalla seconda metà degli anni trenta, cominciano a mettere in atto le proprie spiccate tendenze belliche ed espansionistiche .

In un crescendo che culmina nello scoppio della seconda guerra mondiale, i due regimi, indeboliscono e infine fanno crollare l'equilibrio europeo che era stato costruito con la pace di Versailles, seguita alla guerra del 1914-1918.

Il manifestarsi da parte di questi regimi della volontà di revisione del precedente assetto politico dell'Europa, affonda le sue radici non solo in tradizionali motivazioni di carattere economico-politico, ma anche in nuove ragioni di tipo ideologico.

Lo slancio espansionistico del regime nazista ai danni di Stati europei abitati da popolazioni di lingua tedesca, dapprima, della Polonia e della Francia, poi, e infine dell'Unione Sovietica, è il risultato di una complessa costruzione ideologica che Hitler aveva esposto già nel Mein Kampf e che si basa su due dottrine: il razzismo e una concezione imperialista della geopolitica.

All'interno di un' idea della storia come lotta tra le razze, e della individuazione di una precisa gerarchia tra di esse, egli progetta le linee direttrici dell'espansionismo tedesco, sulla base della necessità di assicurare alla superiore razza germanica l'adeguato " spazio vitale ", a spese delle supposte razze inferiori, nella prospettiva di un dominio del mondo intero.

Anche per il regime fascista, all'orientamento imperialistico in politica estera, che si conferma con la conquista dell'Etiopia nel 1935-36, corrisponde l'elaborazione di motivazioni ideologiche. Dal mito della Roma imperiale , alla ripetuta retorica delle nazioni "giovani" e "proletarie" , come l'Italia e la Germania, che devono farsi largo a scapito delle nazioni "vecchie" e "plutocratiche", Francia e Inghilterra.

Il fascismo italiano non manca di nutrire di mitologie il proprio imperialismo, sbocco necessario di un regime basato sull'esaltazione della guerra e su un esasperato nazionalismo .

Nati dalla negazione delle tradizioni della democrazia borghese e dei sistemi parlamentari di rappresentanza, che negli anni tra le due guerre mostrano evidenti segni di crisi, i regimi totalitari affermano un nuovo stile politico, basato sull'assunzione della ideologia come religione politica .

I regimi a carattere totalitario non si limitano, come i passati modelli autoritari, ad assicurare un controllo sociale mediante la negazione delle libertà e la sottomissione politica a un despota, bensì interpretano in pieno le nuove richieste della moderna società di massa, elaborando nuove forme di legittimazione del potere e ponendosi il problema della integrazione e della mobilitazione delle masse.

La sostituzione di questa moderna politica di massa alla forma di governo pluralistico-parlamentare, avviene attraverso l'elaborazione di una nuova religione laica , che si pone come tramite tra popolo e capi e che si esprime sul piano pubblico attraverso una liturgia politica. Partendo dal presupposto che nell'aggregazione di individui e nella creazione di  movimenti di massa operano più facilmente fattori di natura irrazionale, emotiva, religiosa, i regimi totalitari elaborano vasti sistemi di credenze, miti e simboli che vengono messi in scena in feste e cerimonie pubbliche e attraverso il linguaggio dell'arte e dell'architettura . Attraverso l'orchestrazione di spettacolari riti collettivi , la partecipazione politica responsabile e consapevole viene sostituita da una identificazione mitica e istintiva con il capo, che impersona la volontà dello Stato, e dalla sensazione di partecipare a un progetto che trascende la propria volontà individuale. La chiamata in raccolta delle folle oceaniche per ascoltare le parole del capo, rappresenta la massima espressione di questa nuova forma di partecipazione politica, che si configura come una complessa liturgia di massa .

 


8.1  Il fascismo

Introduzione

Movimento politico e regime di carattere totalitario . In senso stretto, il fascismo, il cui nome deriva dal “fascio littorio”, simbolo del potere in Roma antica, nacque nel 1919 in Italia, dove conquistò il potere nel 1922 e lo conservò sino al 1943.

Il termine è comunemente utilizzato per definire analoghi movimenti e regimi politici nati in molti paesi prima, durante e, anche se in misura minore, dopo la seconda guerra mondiale.

 

Tratti del fascismo

Il fascismo fu caratterizzato dal monopolio della rappresentanza da parte di un unico partito; da un’ideologia fondata sul culto del capo (il “duce”); dal disprezzo per i valori della civiltà liberale , che si concretizzò nella soppressione delle libertà politiche e civili (di pensiero, di stampa, di associazione ecc.); dall’ideale della collaborazione tra le classi, opposto alla teoria socialista e comunista della lotta di classe; dal dirigismo statale ; da un apparato di propaganda che mirò a mobilitare le masse e a inquadrarle in organizzazioni di socializzazione politica funzionali al regime.

 

Le radici del fascismo

Agli inizi, il fascismo fu un movimento privo di una vera e propria ideologia. La stessa parabola di Benito Mussolini, prima socialista, rivoluzionario, anticlericale, antimilitarista, poi interventista e da ultimo profondamente antisocialista, non ci dice molto dei fondamenti teorici e dottrinali del fascismo. Fondamentalmente anti-intellettuale , il fascismo utilizzò quanto tornava utile al suo progetto politico. Fu solo con il Manifesto degli intellettuali del fascismo (1925) di Giovanni Gentile che venne compiuta una prima sistematizzazione dell’ideologia e della dottrina fascista .

 

Il fascismo italiano

Benito Mussolini aderì al movimento socialista nel 1909. Esponente della corrente rivoluzionaria del partito, nel 1912 fu nominato direttore del quotidiano “ Avanti! “, segnalandosi per le sue posizioni anticapitaliste e antimilitariste. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, passò su posizioni interventiste e fu per questo espulso dal Partito socialista. Nel 1919 fondò i Fasci di combattimento , un movimento che si caratterizzò per il suo antisocialismo e che non ottenne subito un grande seguito. In breve però, nel contesto italiano del dopoguerra afflitto da una grossa crisi politica e sociale, ampie parti della società italiana finirono per rivolgersi a Mussolini, in particolare i settori che più avvertivano la minaccia costituita dalle forti lotte operaie in atto tra il 1919 e il 1921.

Trasformatosi in Partito nazionale fascista nel 1921, l’anno seguente, dopo una campagna di violenze e la marcia su Roma , giunse al potere con l’appoggio dei ceti medi, degli agrari e di diversi settori della burocrazia e dell’esercito, nonchè di Vittorio Emanuele III, che diede a Mussolini l’incarico di formare un governo sostenuto anche da popolari e liberali. Dopo le elezioni del 1924 (svolte con un nuovo sistema elettorale, la Legge Acerbo, che assegnava al partito di maggioranza relativa i due terzi dei seggi in Parlamento) e l’assassinio di Giacomo Matteotti (rivendicato al regime nel gennaio 1925 dallo stesso Mussolini), vennero sciolte le opposizioni e limitata la libertà di stampa, espulsi dalla Camera i deputati antifascisti, vietato lo sciopero, messi al bando i sindacati, introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso; nel 1934 il regime adottò infine una forma corporativa.

 

Le interpretazioni del fascismo

Il fascismo, fin dalla sua nascita, è stato oggetto di un intenso dibattito politico e storiografico. Molte sono le interpretazioni sulla sua affermazione, che è stata attribuita alla crisi di valori, alla crisi economica, alla reazione del capitalismo, alle lotte operaie, alla reazione delle classi medie contro il proletariato e la borghesia, ai meccanismi psicologici di massa ecc.

Ad esempio, per Benedetto Croce il fascismo fu “una malattia morale, una parentesi della storia senza passato e senza futuro, in totale contraddizione con la naturale evoluzione dei paesi occidentali verso la democrazia.”

 

Il fascismo postbellico e il neofascismo

La sconfitta dell’ Asse nella seconda guerra mondiale, la consapevolezza dell’immane tragedia che i totalitarismi avevano provocato e la ripresa economica mondiale, che dissipò il malcontento che nel primo dopoguerra aveva contribuito ad alimentare il fascismo, segnarono il declino dell’ideologia fascista, sostenuta ormai solo da sparuti gruppi legati nostalgicamente al passato.

In Italia, ad esempio, alcuni reduci della Repubblica di Salò fondarono il Movimento sociale italiano , che solo dopo cinquant’anni, nel 1995, trasformatosi in partito della destra moderata ( Alleanza Nazionale ), abbandonò i riferimenti più diretti all’ideologia fascista. Parallelamente si svilupparono diversi movimenti della destra più radicale e, non di rado, terrorista; tra le formazioni della galassia neofascista e neonazista italiana ( Ordine Nuovo , Avanguardia Nazionale , Ordine Nero ecc.), diverse fornirono manovalanza nella politica terroristica e destabilizzante della “ strategia della tensione ” negli anni Sessanta e Settanta.

Durante gli anni Ottanta e Novanta, con la recrudescenza della crisi economica, sono riemerse ideologie filofasciste di matrice razzista , caratterizzate dall’ostilità verso gli immigrati o dall’avversione per i sistemi democratici. In Francia, ad esempio, sono cresciuti i consensi elettorali per il Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen ; in Austria, il Partito liberale di destra di Jörg Haider, autoritario e xenofobo, ha continuato a mietere successi elettorali per tutti gli anni Novanta. Anche in Germania si sta verificando una risorgenza di movimenti esplicitamente ispirati al nazismo, anche se questi non riescono ad affermarsi elettoralmente.


8.2  Il nazismo

Introduzione

Dottrina politica che dava contenuto ideologico al Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei ( NSDAP ; Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori), improntando la sua azione e, in generale, tutta la politica interna ed estera di Adolf Hitler e del suo governo dal 1933 al 1945.

I principi centrali della dottrina nazista, per alcuni aspetti affine al fascismo italiano, erano ispirati alle teorie che sostenevano una presunta superiorità biologica e culturale della razza ariana formulate da Houston Stewart Chamberlain e da Alfred Rosenberg ; ma il successo della formula politica in Germania fu dovuto anche alla sua relazione di continuità con la tradizione nazionalista, militarista ed espansionista prussiana, nonchè al suo radicamento nella cultura irrazionalista di inizio secolo.

 

Il primo dopoguerra

L’ascesa del Partito nazionalsocialista trasse forte impulso dallo scontento diffuso fra i tedeschi alla fine della prima guerra mondiale. Ritenuta la principale responsabile del conflitto, la Germania dovette infatti accettare le pesantissime condizioni del trattato di Versailles, a causa delle quali entrò in un periodo di depressione economica , segnato da un’inarrestabile inflazione e da una vasta disoccupazione.

Finanziata dagli ambienti militari, la formazione politica guidata da Adolf Hitler nacque nel 1920 in un paese prostrato dalla guerra e attraversato da violenti conflitti politici e sociali.

Parte dei militanti furono organizzati in una sorta di braccio armato, le SA (“sezioni d’assalto”); le SA avevano il compito di intimidire con la violenza gli avversari politici e i sindacalisti.

Hitler formulò un programma d’azione antidemocratico , imperniato sul nazionalismo e sull’ antisemitismo , e nel 1923 dotò il partito di un efficace strumento di propaganda, il quotidiano “Völkischer Beobachter” ( L’osservatore nazionale ), e di un simbolo ufficiale, una croce uncinata nera, inscritta in un cerchio bianco su campo rosso: la svastica . Nello stesso anno intensificò la propaganda e le azioni dimostrative contro il Partito comunista tedesco, tentando infine un colpo di stato (il Putsch di Monaco ) per rovesciare il governo.

 

L’ideologia nazista

Il tentativo fallì e Hitler fu condannato a cinque anni di carcere. Durante la detenzione, che in realtà durò meno di un anno, scrisse la prima parte di Mein Kampf (“La mia battaglia”), l’opera in cui riassunse i capisaldi dell’ideologia nazista, tracciando il suo progetto di conquista dell’Europa. Le fonti intellettuali di Hitler erano alquanto eterogenee e il nazionalsocialismo si presentava così più come un conglomerato di idee dalle matrici più disparate che come un’ideologia organizzata e strutturata.

In Mein Kampf, le istanze nazionaliste e il progetto di una grande Germania che radunasse tutte le genti di lingua tedesca, trovavano una teorizzazione che ben si inseriva nel clima causato dalla disfatta della prima guerra mondiale: Hitler propose infatti un piano di ampliamento del territorio nazionale, giustificandolo con la necessità di allargare lo “ spazio vitale ” per il popolo tedesco.

Le altre nazioni dovevano sottomettersi alla razza ariana , in virtù della sua conclamata superiorità, destinata com’era a regnare sul mondo intero. Nemici degli ariani erano in primo luogo gli ebrei, responsabili del disastro economico e della diffusione delle ideologie marxiste e liberali.

 

Il nazismo al potere

Una volta scarcerato, Hitler riorganizzò il partito, creò il corpo armato delle SS (“squadre di difesa”), diretto da Heinrich Himmler, e l’ufficio di propaganda, che fu affidato a Joseph Goebbels. Nel 1929, l’anno della grande crisi economica mondiale seguita al crollo di Wall Street , buona parte dei grandi imprenditori tedeschi cominciarono a guardare con favore a Hitler e al suo programma, e ingenti somme di denaro presero ad affluire nelle casse del Partito nazista. Appoggiato anche dalle classi medie, dai piccoli proprietari e dai disoccupati colpiti dalla grave depressione economica, il Partito conquistò la maggioranza relativa nelle elezioni del 1932.

Un anno dopo Hitler ottenne il cancellierato. Alle successive elezioni politiche il Partito nazionalsocialista ottenne una schiacciante vittoria; a Hitler furono quindi assicurati i pieni poteri, che egli usò per assorbire le competenze del Parlamento ed eliminare con la violenza l’opposizione.

Il Partito nazionalsocialista divenne l’unica organizzazione politica legale.

Nel 1933, allo scopo di eliminare i dissidenti, fu istituita la “Polizia segreta di stato”, nota come Gestapo , svincolata da ogni controllo legale e soggetta solo al proprio comandante, Himmler.

 

Il “nuovo ordine”

Soppressi gli avversari politici e i diritti costituzionali e civili, il regime affrontò la crisi occupazionale, pianificando una ristrutturazione industriale e agricola dell’intero paese, eludendo le restrizioni del trattato di Versailles, abolendo le cooperative e ponendo le organizzazioni sindacali sotto il controllo dello stato. Grazie al “ nuovo ordine ”, la Germania hitleriana uscì dalla crisi: le sorti dell’alta finanza e della grande industria nazionale furono risollevate e gradualmente fu assorbita la disoccupazione; ma ciò fu dovuto anche e soprattutto al lavoro creato per la preparazione di una possente macchina da guerra, mentre veniva inaugurata una politica estera estremamente aggressiva e brutale.

Fu rimilitarizzata la Renania, si formò l’ Asse Roma-Berlino (1936), fu “risolta” la questione dei Sudeti (1938) e l’Austria fu annessa con uno spregiudicato colpo di mano (1938).

Infine, l’ invasione della Polonia (1° settembre 1939) fu la scintilla che fece scoppiare la seconda guerra mondiale.

Nella prima fase del conflitto la Germania sembrò avere la meglio; Hitler e i suoi uomini diedero allora il via alla cosiddetta “ soluzione finale ”, organizzando la deportazione in campi di concentramento e di sterminio e l’eliminazione di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, malati mentali, oppositori politici ecc. ( Shoah ).

 

Il nazismo dopo la seconda guerra mondiale

Al termine della guerra, un tribunale militare internazionale processò a Norimberga i capi nazisti sopravvissuti, mentre gli Alleati organizzarono il cosiddetto “ processo di denazificazione ” del paese. La nuova Costituzione democratica sanciva la proibizione di ricostituire il Partito nazionalsocialista; tuttavia nel dopoguerra, soprattutto a partire dagli anni Sessanta e nuovamente dopo la riunificazione della Germania, il nazismo è tornato alla ribalta.

In Germania, in altri paesi europei e anche negli Stati Uniti, sono nate piccole formazioni neonaziste che ancor oggi predicano l’odio razziale e l’ antisemitismo, commettono violenze ai danni degli immigrati e organizzano azioni di terrorismo.

 


8.3  Lo stalinismo

Introduzione

Epoca e regime politico in cui si affermò in Urss la dispotica dittatura di Stalin e l'ideologia a essa connessa. Iniziò alla fine degli anni venti e terminò con la morte del dittatore nel 1953.

Fu in questo periodo che si costituirono i tratti fondamentali del sistema sovietico, segnato dall'ispirazione dello stato-partito ad assumere il controllo totale su tutti gli aspetti della vita del paese (politica, economica, sociale e culturale).

Lo stalinismo generò uno degli stati totalitari più feroci del XX secolo. Le vittime del regime di Stalin si contarono a milioni. Nel 1929, dopo la sconfitta dell'opposizione di destra, Stalin assunse il pieno controllo del partito e diede avvio alla " grande svolta " che avrebbe dovuto portare alla rapida edificazione dell'economia socialista, regolata dalla pianificazione statale.

Lo statalismo

La dittatura autoritaria dai tratti illuministi tracciata da Lenin, cedette il posto a una dittatura autocratica , fondata sull'esaltazione dello stato e sullo schiacciamento totale della società. Anche se non mancarono elementi di continuità tra Lenin e Stalin, questo cambiamento dei fini del potere, rappresentò un momento di rottura di primaria importanza.

L'intervento massiccio dello stato in tutti i settori fu favorito dal fatto che la società degli anni venti era debolmente strutturata, poichè la rivoluzione e la guerra civile avevano spazzato via quei nuclei di "società civile" che si erano costituiti negli ultimi decenni dello zarismo. Questo spiega, almeno in parte, le ragioni di una mancata resistenza organizzata al regime staliniano, che mosse una vera e propria guerra a tutti gli strati della società. Gli anni trenta furono anni di spaventosi sconvolgimenti sociali. La collettivizzazione e l' industrializzazione forzata frantumarono violentemente il tessuto sociale preesistente. Vennero distrutte identità collettive secolari, mentre la società si atomizzava. La Russia si popolò di nomadi e vagabondi, contadini e operai fuggiti da villaggi e città alla ricerca di condizioni di vita almeno sopportabili. Per far fronte alla crisi sociale permanente vennero rafforzati a dismisura gli apparati repressivi dello stato. Con il ristabilimento dell'odioso sistema zarista dei passaporti interni e della propiska (permesso di residenza dato dalla polizia), nel 1932 i contadini vennero di nuovo legati alla terra e gli operai alle fabbriche, mentre il paese si riempiva di campi di concentramento. Nasceva il Gulag . La mobilità sociale altissima provocò un colossale rimescolamento. Interi strati sociali vennero scaraventati dai vertici al fondo della piramide, mentre altri emergevano, prima di essere a loro volta travolti.

Una società gerarchizzata .

Il Partito comunista dell'Unione sovietica, partito unico, fu il principale canale di promozione sociale: la fedeltà all'ideologia era la “conditio sine qua non” per cambiare la propria posizione. Nacque una nuova struttura sociale fortemente gerarchizzata . I contadini, discriminati dalla legislazione, tornarono in pratica alla condizione del servaggio, abolito da Alessandro II nel 1861; gli operai persero tutti i privilegi di cui avevano goduto negli anni venti e vennero posti alla mercè assoluta dei dirigenti industriali, mentre l'allargarsi del ventaglio salariale e la diffusione del cottimo creavano disparità crescenti. L'impegno diretto dello stato nella produzione provocò la crescita a dismisura dell' apparato burocratico . La cristallizzazione del sistema gerarchico portò con sè un ritorno a valori tradizionali (la famiglia, per esempio) destinati a inculcare nelle masse la disciplina , il conformismo e il rispetto per l'autorità . Si costituì una nuova ideologia tesa a recuperare i valori del nazionalismo imperiale russo inserendoli in un contesto dominato dal culto di Stalin. Il disorientamento di interi strati sociali brutalmente sradicati, fornì il terreno propizio per la nascita di una sorta di religione statale con i suoi nuovi riti (parate-processioni, idolatria dei capi e delle loro immagini, uso di vocaboli di origine religiosa) che si nutrì, trasfigurandole, delle antiche credenze del mondo contadino: il culto di Stalin, dio-padre-padrone onnipotente , fu accompagnato dalla caccia spietata ai "nemici del popolo", moderna versione della demonologia rurale intrisa di paganesimo, che attribuiva alle "oscure forze del male" la responsabilità di tutte le disgrazie.

Lo stato di polizia

La potente polizia segreta ( Nkvd ), sottoposta direttamente a Stalin, aveva diritto di vita e di morte sugli abitanti del paese dei soviet. La macchina repressiva si volse contro le elite politiche. Iniziava il grande Terrore . Tra il 1936 e il 1938, nei processi di Mosca, venne sterminata la vecchia guardia bolscevica; sotto la scure della polizia politica cadde anche l'Armata rossa, che fu gravemente scompaginata dalle purghe , come dimostrò la facilità dell'avanzata nazista al momento dell'aggressione nel 1941.

Alla fine degli anni trenta Stalin era ormai padrone assoluto del paese. Capriccioso despota autocratico, fece distruggere anche lo stesso gruppo dirigente a lui fedele che aveva patrocinato la “grande svolta”.

Questo mini-sito fa parte delle risorse didattiche della sezione DIDATTICA.ndo di www.marcosroom.it